| "Surplus" e la rottura di tutti gli schemi |
| Scritto da Antonio Ruocco | |
| venerdì, 02 febbraio 2007 12:02 | |
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Nel 2003 Erik Gandini diede il via a un nuovo modo di concepire il documentario di creazione. "Surplus", non solo per il tema trattato, ma per il modo di rivoluzionare il linguaggio comunicativo fu, ed è ancora, al centro di una discussione fra due opposte correnti di pensiero. Fare un documentario che abbia come tema centrale il consumismo, è impresa davvero azzardata, specie se si pensa a come è concepita la televisione da un po’ di anni a questa parte.
Reality show, isole di famosi, “grandi fratelli” sparsi per il mondo e un pubblico vasto che è sempre più orientato verso questi format.
In un mondo, quello televisivo, dove poi la comunicazione pubblicitaria la fa da padrona, è quasi un “suicidio mediatico” quello di pensare di affrontare il tema della denuncia del consumismo.
A meno che non si realizzi un film come lo ha pensato Erik Gandini.
Sfruttando proprio i mezzi della pubblicità, affiancandoli alle tecniche dei video musicali, il regista italo-svedese ha realizzato un documentario che rompe tutti gli schemi del documentario di creazione.
“Surplus”, documentario del 2003, è si un film che denuncia il consumismo e la pubblicità, ma lo fa utilizzando le armi che appartengono proprio alla tv commerciale.
Lo stesso Gandini, la definisce “una pubblicità contro la pubblicità”.
“Surplus” è un documentario di denuncia.
Una denuncia forte contro un mondo che è dominato dal consumismo.
Attraverso un montaggio straordinario (dell’amico Soderberg, autore anche delle musiche), e una regia che, come detto prima, rompe tutti gli schemi, Gandini tira fuori dal cilindro un film che non solo centra il suo obiettivo –quello di innestare una “sfiducia del consumatore”, come la definisce lo stesso regista – ma apre le porte a un nuovo modo di concepire il documentario di creazione.
Se si pensa poi, che poco prima, Lars Von Trier aveva coniato le regole del DOGumentary, ovvero del documentario per eccezione, “Surplus” risulta essere davvero il punto di partenza per una nuova visione del mondo del documentario.
Von Trier, che vedeva il documentario come un qualcosa che doveva riportare la realtà per quella che era, aveva condannato tutti quelli che nei loro film utilizzavano musiche, manipolavano immagini e colori e che non facevano capire la collocazione delle interviste e delle scene.
Con “Surplus”, Erik Gandini ha stravolto tutte le regole de Dogma di Von Trier, arrivando addirittura a rendere estremo ogni utilizzo della post-produzione audio-video.
Realizzando quasi un video-clip, dove le musiche la fanno da padrona, e dove voci, suoni e rumori diventano parte integrante della colonna sonora Gandini si trova a rispondere –più o meno involontariamente - al manifesto di Von Trier.
Viene da sé che nel bene o nel male, “Surplus” subisca critiche che lo mettono al centro di una discussione e che crei una frattura definitiva fra coloro che concepiscono il documentario come qualcosa di puro e molto vicino al cinema veritè, e quelli come Gandini che attraverso un accurato lavoro di regia e post-produzione non fanno altro che mettere in risalto il messaggio che vogliono dare allo spettatore.
Una discussione ancora aperta, che sarà destinata a protrarsi ancora per molto tempo.
Chi avrà la meglio?Ai posteri l’ardua sentenza. |
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| Ultimo aggiornamento ( venerdì, 02 febbraio 2007 12:09 ) |